Realizzata nel suggestivo ed affascinante Chiostro del Bramante, Dream. L’arte incontra i sogni è la terza e conclusiva esposizione della trilogia a cura di Danilo Eccher, iniziata nel 2016 con Love e proseguita nel 2017 con Enjoy. Le prime mostre tentarono di avventurarsi nelle intime sfaccettature del desiderio e della gioia dell’uomo. Fino al 5 maggio il Chiostro del Bramante sarà il portale per l’ultima oscura sfera della mente umana, l’inconscio.

La particolarità più originale è l’accompagnamento dei racconti inediti di Ivan Cotroneo ispirati ad alcune opere e interpretati da 14 attori italiani. Infatti, sarà possibile avere il supporto, durante la visione dell’esposizione, di un’audioguida. Tra luci e ombre si viene cullati da queste voci incantate e vive al tempo stesso, con una forte vena teatrale, simili alle voci del pensiero, vaghe e decise, che si dissolvono passo dopo passo.

chiostro 2La mostra è un viaggio nei regni inesplorati e oscuri del sogno, rivelati dall’esperienza dei grandi protagonisti e dai linguaggi dell’arte contemporanea: è un vero e proprio percorso di esplorazione della mente umana e della dimensione onirica, senza l’arroganza scientifica della certezza ma con tutta la magia delle suggestioni e delle sensazioni dell’indefinito. Lo stesso Eccher afferma che “dream è la rappresentazione dell’idea di sogno, una dimensione altra che trascende la fisicità della percezione per accedere nei territori dell’emozione, dell’incanto, della poesia”.

Lo spettatore viene, infatti, catapultato fin da subito in un’atmosfera surreale tra il fascino e l’inquieto: le reminiscenze dell’illusione infantile dell’ombra di Boltanski, il silenzio e la quiete dell’apnea di Viola, la delicata e leggera pioggia d’oro di Tsuyoshi Tane, le sequenze ritmiche di Ikeda, i corpi celesti e l’universo di Kiefer, i tappeti paesaggistici della Kehayoglou che rivestono che scale del Chiostro ed il cielo stellato di numeri che sono solo alcuni dei passi più suggestivi della mostra. Queste opere connettono tra loro sensi diversi, creando sinestesie in un’esperienza multisensoriale da vivere profondamente, senza soffermarsi sull’installazione in sé ma riflettendo, meditanchiostro definitdo e ricordando. Sono opere frutto di esperienze di vita lontane, di visioni e occhi molto diversi, eppure rappresentano sogni e mondi che ricorrono in ogni luogo e in ogni tempo, immagini e sensazioni che ritornano e che coesistono con l’uomo, la sua evoluzione e il suo inconscio, in cui chiunque potrebbe rivedersi.

E’ una mostra complessa dove l’estrema particolarità del tema, delle opere e dell’architettura del percorso possono farla risultare, a seconda della visione, terribilmente pretenziosa o estremamente suggestiva. Non la consiglierei ai non amanti dell’arte contemporanea. Invece, se cercate un momento per riflettere, in solitudine o in compagnia, o volete concedervi un attimo di estraniazione dalla realtà per mettere a tacere il mondo esterno e il suo caos, allora vi invito a provare questa avventura introspettiva e multisensoriale, in cui le opere sono simboli e figure di sogni che ormai abbiamo dimenticato, in cui le audioguide sono respiri e confessioni, sussurrate nella calma e nel semibuio del Chiostro.

Non bisogna conoscere l’arte contemporanea per comprenderla ma bisogna avvicinarvisi privi di pregiudizi e preconcetti, liberi, vivendo con calma ogni racconto e ogni opera, lasciando che sia l’arte a trasportarvi ed a far emergere ricordi e sensazioni nascoste.


A cura di Agata Aufiero

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