Come ogni anno ci risiamo. I potenti della terra si riuniscono per proseguire il negoziato sul clima, la COP, ormai alla 24esima edizione. La location, non certo beneaugurante (Katowice, è l’ultima regione delle miniere carbonifere in Europa), è per un incontro particolarmente importante. Al vertice polacco si dovrebbe definire l’accordo 1per ridurre le emissioni, mentre, in pratica, tutti lotteranno strenuamente per difendere il diritto di “inquinare ancora un po’”. Non solo Trump, ma in particolare la Cina e i paesi emergenti hanno bisogno di sporcare per crescere. Il mindset dominante è quello espresso dal neoeletto Bolsonaro, in merito alla deforestazione amazzonica, ovvero “non possiamo bloccare una delle ricchezze del nostro Paese per questioni ambientali”.

Questa volta però serve che i governi, invece che puntare al negoziare i termini del nostro sommergere, dimostrino tutta la convinzione necessaria. Serve coraggio. Servono decisioni importanti, non da ombre della Storia. Bisogna andare oltre il limite dell’ambizione, non quello delle emissioni. Bisogna prendere decisioni impopolari, coraggiose. Ma i ministri presenti avranno il giusto incentivo ad agire? 2

La Terra è sotto attacco e noi dobbiamo combattere. Ma come ogni madre premurosa, la Nostra ci sta mandando avvertimenti ogni giorno. Recentemente è stata trovata una balena nell’Oceano indiano con 8 kg di plastica nello stomaco, ovvero l’equivalente di 3000 persone che lanciano in mare un bicchiere di plastica. Nelle nostre pause caffè, ci possiamo permettere di stare all’aperto in maniche corte, in quanto ci stiamo per addentrare nel quarto anno consecutivo più caldo di sempre. Le emissioni di carbonio sono le più alte degli ultimi 800.000 anni, quando gli accordi prevedevano di ridurle. La Foresta Amazzonica perde quasi 30 alberi su 100 ogni anno.

La risposta più sorprendente viene data da chi meno ce lo si aspetta. Nei mesi scorsi gli studenti australiani sono scesi in piazza a protestare contro il governo che si rifiuta di adottare politiche a favore della decarbonizzazione dell’economia. In Svezia, una quindicenne, ha dato inizio ad uno sciopero, ogni venerdì, dalle lezioni scolastiche, per forzare la politica climatica. Al di là del movimento politico, del credo, della religione, serve una risposta ad una domanda che ormai conosciamo da anni. Qui, non possiamo aspettare qualcuno si faccia avanti per noi. Serve una risposta collettiva, creativa, intelligente, forte, giovane. Se non ora, quando?

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 A cura di Alessandro Reali 

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