Domenica 11 novembre alla Bombonera di Buenos Aires si è tenuto uno dei 10 eventi a cui secondo il Guardian bisognerebbe assistere almeno una volta nella vita: il “superclásico”.

Boca Juniors contro River Plate. 29984hp2

Volti diversi della stessa città, la “squadra del popolo” ha affrontato in casa il River nel primo match della finale della Copa Libertadores 2018, l’ultima ad essere aggiudicata con il sistema andata-ritorno.

Inizialmente previsto per sabato ma rinviata causa pioggia, l’evento non ha deluso le aspettative: 2-2 il risultato finale, con il Boca in vantaggio al 34’ raggiunto da una spettacolare rete di Pratto solo due minuti dopo. Il Boca è andato di nuovo in vantaggio al 46’, e un gol del River al 61’ ha definito il risultato della prima tranche di questa finale che si concluderà al Monumental il 24 novembre.

Ma c’è molto di più. Nelle settimane che hanno preceduto il match, a Buenos Aires è avvenuta una piccola apocalisse: molti lavoratori, tifosi del Boca e del River, si sono assentati a causa di nausea, mal di testa e attacchi d’ansia, tutti sintomi che fanno pensare ad una cosa sola: ansia pre-partita.

E se i posti di lavoro si sono svuotati, le chiese hanno invece conosciuto un vertiginoso aumento dell’afflusso di fedeli: il 90% in più della popolazione ha infatti frequentato i luoghi di culto in previsione della partita e in confessionale si chiedeva una cosa ben precisa: la vittoria del Boca. E non finisce qui: la febbre pre-partita ha contagiato anche i più piccoli: nella periferia di Buenos Aires è stato necessario creare classi separate: i tifosi del River da una parte, quelli del Boca dall’altra. boca-juniors-river-plate

E se tutto questo può sembrare assurdo, persino agli occhi di un tifoso, per capirne le ragioni bisogna fare un passo avanti: bisogna immergersi nella cultura argentina, nel culto del calcio, nell’adorazione di Diego Armando Maradona: lo sapevate che un argentino a Napoli la pizza non la paga?

Ebbene, la magia del calcio a Buenos Aires è più viva che mai, è una vera e propria religione, motivo di orgoglio ma anche di contrasti violenti. Talmente violenti che per il superclásico si è deciso di vietare l’accesso ai tifosi ospiti sia all’andata che al ritorno.

Perché tra Boca e River c’è molto più che una semplice rivalità sportiva: Capital Federal (ndr. il centro di Buenos Aires) contro lo sfarzo dei quartieri privati di Pilar, il popolo contro la classe agiata. Entrambi fondati nel quartiere della Boca, i due club hanno infatti preso strade diverse: dopo aver perso lo spareggio per restare nel quartiere, il River si trasferì nella zona nord della città, mettendo radici in un quartiere profondamente diverso da quello in cui era nato. Con il passar degli anni è diventato la squadra dei “chetos”. Quelli che se la tirano, per intenderci. Il Boca, invece, è rimasto fedele alle proprie origini, continuando a far sognare le migliaia di tifosi che sono l’anima della Bombonera e regalando loro la speranza della vittoria contro i rivali di sempre, che porterebbe il Boca a detenere il maggior numero di vittorie in Copa Libertadores insieme alla squadra dell’Independiente.

Per conoscere l’epilogo di questo evento storico non resta dunque che aspettare sabato 24.

Per capirlo fino in fondo bisogna, invece, viverlo.

Di Erica Maida

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *