La serie tv “The Handmaid’s Tale”, tratta dal romanzo di Margaret Atwood “Il racconto dell’ancella”, ha fatto incetta di premi agli ultimi Emmy e Golden Globe: è stata premiata per la sua descrizione di un futuro vicino ma estremamente tetro e sconvolgente, nel quale una teocrazia totalitaria ha rovesciato il governo degli Stati Uniti. 9780525435006

A causa della diffusa infertilità in questo mondo quasi post-apocalittico, le donne sono state costrette a diventare “ancelle”, ad essere completamente sottomesse, non potendo lavorare, essere proprietarie e nemmeno imparare a leggere, ma soprattutto ad avere figli contro la loro volontà per permettere la sopravvivenza del genere umano.

Le riflessioni sul tema della sottomissione della donna e sui mezzi che la politica impiega per asservire il corpo femminile ai propri scopi hanno toccato un nervo scoperto dell’opinione pubblica e si può dire che abbiano fatto la differenza nell’elaborazione di un pensiero critico che sta cercando di uscire fuori dalla cornice in cui era rimasto fino ad ora.

Il 5 ottobre 2018, il comune di Verona ha passato una mozione antiabortista che la definisce “città a favore della vita”, che critica la legge 194 per l’interruzione volontaria della gravidanza a quarant’anni dall’approvazione e prevede finanziamenti ad associazioni cattoliche con l’obiettivo di promuovere iniziative contro l’aborto. “Non una di meno”, associazione che lotta per i diritti delle donne e contro la discriminazione di genere di ogni tipo, si è mobilitata: alla seduta del Consiglio comunale erano presenti attiviste vestite come le ancelle di “The Handmaid’s Tale,” che sono state fatte allontanare dall’aula non appena la mozione è stata approvata.

In questo caso, l’analogia appare chiara ed evidente: un prodotto di finzione che immagina un futuro orribile, ma non impossibile e che in qualche modo dà degli strumenti, ma anche delle categorie mentali, per mettere in moto una protesta.

La scelta di questo particolare costume è lampante: l’opposizione ad un Paese che invece di andare avanti sembra voler tornare indietro, e soprattutto il desiderio che il nostro futuro si allontani (e non si avvicini come sembra fare) alla distopica Gilead.

A cura di Emma Visentin