Tra strette di mano e sospiri che fanno trasparire un malcelato senso di nostalgia, si è conclusa l’acquisizione dell’iconica marca di lusso italiana Versace. Con un totale di 2 miliardi di dollari, la Capri Holding (in precedenza denominata Michael Kors Holding) si assicura il futuro del brand italiano. Una perdita per il mondo della moda italiano, ma non per la casa Versace, che nel 2017 ha fatturato addirittura meno di 1 miliardo di dollari.

Nonostante la sua stravaganza colpisca tutti, Versace non è riuscito in un piano altrettanto ambizioso per giungere nel competitivo mercato americano. Infatti, una delle tante speranze riposte nel nuovo possessore, è di arrivare nelle case statunitensi.

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La Capri Holding infatti, dispone di una rete di comunicazione e di marketing sicuramente più capillare, che copre un’area quasi mondiale. La stessa Donatella, ad oggi creative director di Versace, ha ammesso che, con il passaggio di testimone, l’azienda potrà finalmente affacciarsi su un territorio più vasto, e conoscerà il suo vero potenziale. Inoltre, l’essenza e la ricognizione saranno in continuità con la linea del marchio, sempre portando avanti l’originalità che contraddistingueva Gianni Versace.

Per Capri Holding è indubbiamente un successo: con la presa di Versace e la precedente di Jimmy Choo, hanno sbloccato più accessi al mercato di lusso. Anche se all’apparenza non ci sia una filo conduttore tra i tre marchi (Versace, Michael Kors, Jimmy Choo) la scelta di Capri è strategica. L’intenzione è quella di diventare un evidente competitor delle altre due grandi holdings, LMVH e Gucci.

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Non si può prevedere il futuro, ma la mossa sembra giusta. I benefici ci saranno, sia per Versace quanto per Capri, che aspirano ad allargare gli orizzonti nel settore del lusso.

A cura di Susanna Fiorletta

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