Quando si subisce una perdita, di solito, le famiglie si raccolgono e piangono spezzati dal peso del dolore. Esse, di solito, accolgono amici e parenti durante il funerale e vivono insieme quella sofferenza che li accomuna tutti nel silenzio.
In questi giorni Genova non si è trovata nel raccoglimento e nel silenzio, ma in un clamore mediatico senza precedenti. Quel frastuono non è altro che un grido di indignazione, di frustrazione, di rabbia che hanno tutti uno scopo: trovare un colpevole. Così all’improvviso, non solo la politica si è trasformata in un tifo da stadio, difendendo ognuno le proprie posizioni a suon di insulti sui social, ma anche in una caccia alle streghe. Ma andiamo con ordine.

5DD3D35A-3719-460E-A9A8-6FECF1C89361

Il primo a essere “crocefisso” è stato l’ingegner Morandi (che tra l’altro non può neanche difendersi, pace all’anima sua): la sua colpa è di aver costruito un’infrastruttura non adeguata, affetta da numerosi difetti strutturali. Sicuramente non può considerarsi adeguata al traffico intenso di oggi, ma per essere il 1967 il ponte Morandi era al passo con i tempi. Più che di Morandi, la colpa nell’insufficiente manutenzione e nella mancanza di una via alternativa alla vetusta infrastruttura dove potesse defluire tutto il traffico, a parer mio.
Il secondo soggetto a rischio linciaggio è la società “Autostrade per l’Italia” posseduta dalla holding Atlantia, a sua volta appartenente alla famiglia Benetton. È da ricordare, però, che tale società faceva controlli trimestrali attraverso esperti e che solo la magistratura, nei prossimi anni, potrà accertare se vi siano state negligenze.

9CA8B736-D8FD-484E-8E96-648C1797BB54

Questo clamore non fa altro che nascondere un altro soggetto che ha colpe gravi quanto quelli precedenti, se non di più: la classe politica.
I partiti politici erano coscienti delle condizioni in cui versava il viadotto di Polcevera e lo Stato aveva indetto dei bandi che avrebbero portato a dei lavori a ottobre, compreso anche il pilone nove, quello che ha ceduto. Da quando è stato inaugurato il Ponte Morandi è stato spesso soggetto a lavori che non hanno mai risolto del tutto le criticità di cui soffriva: questo perché le opere di manutenzione non erano stati efficienti. Sarebbe stata un’opzione valida quella della costruzione di una nuova infrastruttura: la Gronda. Nel 2013 il Movimento Cinque Stelle aveva osteggiato fortemente la nascita della stessa, affermando che non vi era bisogno di un’infrastruttura simile e che il crollo del ponte Morandi fosse solo una “favoletta”. Il primo contrario alla Gronda era proprio il compaesano Grillo che appoggiava i “No Gronda”, affermando che ci voleva l’esercito per fermarli. Lo stesso Grillo che adesso sul proprio blog afferma che “chi sbaglia pagherà”, facendo eco a Luigi Di Maio.

27AE30DF-F485-4AB5-9605-17964ECBD9CB

Proprio il ministro del Lavoro è stato il soggetto più mediatico di questi giorni, additando la vecchia classe politica e demonizzando le imprese, cercando di emendare le coscienze del proprio partito, in primo luogo quella di Paolo Putti, leader del movimento No-Gronda e che attualmente aderisce al Movimento 5 Stelle. Ed è in questo senso che va interpretata la volontà di statalizzare il tratto autostradale dell’A10 Genova-Savona, togliendo le concessioni autostradali. Sarebbe una scelta sciagurata per un Paese che invece di andare avanti, torna indietro scegliendo strategie del passato invece di crearne delle nuove per il futuro. Un futuro oscuro per tutti gli sfollati che sono stati allontanati dalle loro case. Un futuro che non ci sarà per tutte le vittime che hanno perso la vita e che i familiari rivendicano chiedendo giustizia. Ma in cuor di alcuni di loro già sanno chi è il primo responsabile: lo afferma in modo sottile chi rifiuta i funerali di Stato. E chi deve pagare sta già scontando. Adesso, però, un minuto di silenzio.

A cura di Maria Chiara Rocchetti