Gandhi Charity a sostegno dei profughi nella Madre Africa e nel Medio Oriente.

Alganesh Fessaha è considerata una delle più importanti attiviste contro il traffico di essere umani. Nata ad Asmara nel 1948, ma da quarant’anni cittadina milanese, dottoressa di origine eritrea e specialista inmedicina Ayurveda, nel 2003 fonda la ONG Gandhi Charity ad Abidjan in Costa D’Avorio che si occupa da sempre di assistere i rifugiati in fuga dal Corno d’Africa e dal Medio Oriente. Un’impresa umanitaria con l’obiettivo di concedere finalmente un’esistenza dignitosa a coloro che sono stati rinchiusi nei lager del Sudan o a coloro che sono stati torturati nelle carceri di Assuan. Il business del traffico umano è stato per decenni sottovalutato dalla componente mediatica internazionale. Pochi hanno udito i nomi delle prigioni nel Sinai: Arish, Nekel, Ismailia, Romana, Bir-el-Abd, Suez, Rafah, Dahab. Risuonano palesemente luoghi estranei.

Ebbene i detenuti di queste celle sono accusati di immigrazione illegale. I numeri identificano chiaramente 30.000 persone, sequestrate in 5 anni e ridotte in schiavitù – per la maggior parte donne, bambini e giovani -. La tortura è un metodo praticato dai trafficanti per estorcere somme di denaro cospicue: i riscatti vanno dai 10 ai 45 mila dollari per ciascun individuo prigioniero. Coinvolti nel pagamento sono i familiari che vivono in Europa o negli U.S.A. e non sono rari i casi di indebitamento affinché si trovino i soldi necessari per la liberazione degli individui. Molte donne violentate e incinte decidono in seguito, a trattativa conclusa, di tenere “i figli della violenza”.

Nel Sinai l’ONG Gandhi è la sola ad operare da diverso tempo e 3000 persone sono state tratte in salvo dalle mani dei trafficanti. Puntualmente i riscatti sono stati pagati dallo sceicco Awwad Mohamed Ali Hassan, collaboratore in stretto contatto con l’organizzazione. Successivamente gli ex prigionieri sono stati consegnati all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati al Cairo.

Uno dei clan responsabili del movimento e del ricavato di queste masse intere umane che si spostano senza sosta tra Sudan ed Eritrea è l’etnia Rashaida. Sono nomadi del deserto che consegnano i profughi (non estranei al trattamento disumano) nelle mani dei beduini egiziani, incaricati del trasporto fino al confine settentrionale con Israele.

Nel 2008 i clan situati nell’area hanno dato vita ad una catena di sequestri minuziosamente articolata. Concluso un primo viaggio gestito dai Rashaida responsabili della tratta che delimita Ayni, in Etiopia, Shegarab in Sudan o Khartoum, i profughi vengono affidati a dei banditi, beduini, che formano una vera e propria organizzazione di matrice mafiosa. Non bisogna sottovalutare la correlazione presente tra questo business e quello della compravendita d’armi. I partner commerciali sono, tristemente, i Paesi dell’Occidente.

Alganesh Fessaha compie un lavoro difficile e pericoloso, ogni giorno rischia la sua incolumità sfidando colossi radicati in vari territori. Ella stessa ha subito delle violenze fisiche e psicologiche, tuttavia ciò non ha mai implicato atti di abbandono nella missione prefissata.

Nel 2013 è stata premiata per la sua attività umanitaria con l’Ambrogino d’Oro dalla città di Milano, onorificenza che sarà ampliata il 10 ottobre 2015 con il riconoscimento Ufficiale di ordine al merito della Repubblica Italiana conferitole dal presidente Sergio Mattarella.

La Gandhi Charity intrattiene rapporti con altre organizzazioni ONLUS italiane, a favore della costituzione di nuovi corridoi umanitari. Tra queste la comunità di S. Egidio e la promotrice Caritas Italia. Caritas Italia e Gandhi Charity hanno costituito, difatti, uno dei primi corridoi umanitari in Etiopia.

A cura di Alessandro Conti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *