“Morto il capitano della fiorentina Davide Astori”

astori 1Davide Astori, nato a San Giovanni Bianco in provincia di Bergamo, era cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Milan. Dopo alcuni anni in serie C1, prima al Pizzighettone e poi alla Cremonese, lo sfortunato difensore era approdato al Cagliari, piazza in cui aveva costruito un legame indissolubile con la Sardegna e con i tifosi sardi. Al Cagliari erano arrivati per lui i primi gol in serie A e le prime convocazioni in Nazionale. Proprio con la maglia azzurra Astori pose fine a un particolare digiuno, mettendo a segno nella finale per il terzo posto della Confederations Cup nel 2013 il primo gol di un giocatore del Cagliari in Nazionale, quaranta anni dopo l’ultima rete rossoblu di Gigi Riva. Lasciato il Cagliari nell’estate del 2014, Davide si era accasato alla Roma, dove aveva esordito in Champions League, per poi trasferirsi alla Fiorentina, squadra di cui era diventato capitano dopo la cessione di Gonzalo Rodriguez.

La morte di Astori è senza dubbio un fulmine a ciel sereno per l’intero mondo del calcio. Domenica avremmo dovuto assistere all’ennesima giornata di festa, alla solita, felice giornata sportiva che diletta milioni di calciofili italiani. Invece, abbiamo appreso con sconcerto che anche le domeniche possono essere tristi, molto tristi e questa tragedia non è altro che l’ennesima dimostrazione di ciò. Era domenica quando Marco Simoncelli ci lasciava per sempre, balzando giù dalla sua moto sull’asfalto umido di Sepang ed era domenica anche quando Piermario Morosini si accasciava al suolo per un malore, in una delle partite di serie B più tristi di sempre. Era domenica anche il 4 marzo, giorno straziante in cui un professionista esemplare e un ragazzo educato e per bene concludeva il breve viaggio della sua vita. Molti di voi potrebbero pensare che i tanti messaggi di cordoglio che calciatori e tifosi hanno condiviso sui loro social siano i soliti messaggi di circostanza, che tutti si dimenticheranno presto del capitano della Fiorentina. Non è così. Davide era un ragazzo pulito, lontano da qualsiasi polemica o scorrettezza in campo, sempre attento al rispetto per l’avversario e a vivere – nel modo più puro possibile – la passione per questo sport. La sua lealtà in campo e la sua disponibilità con i tifosi lo hanno reso uno dei giocatori più stimati e rispettati del panorama calcistico italiano. Chi lo ha conosciuto ne sottolinea le qualità umane, il sorriso e la capacità di essere un leader silenzioso nel calcio, così come nella vita. Non ha mai amato le chiacchere ed il rumore, eppure ci ha lasciato nel silenzio più assordante di tutti.

 

A cura di Giuseppe Fileccia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *