Acacia dealbata o, come la conosciamo tutti, mimosa. Il collegamento è istantaneo. Il fiore giallo viene scelto come simbolo della festa della donna dall’Unione delle Donne Italiane per una sua particolare caratteristica: è una delle pochissime piante che fiorisce all’inizio di marzo e non è costosa.

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L’Italia comincia a festeggiare ufficialmente la “Giornata Internazionale delle Donne” nel 1946, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Essa nasce nel 1909 per volontà del Partito Socialista Americano e sulla sua origine circolano numerose leggende, la cui più famosa riguarda un incendio in una fabbrica di camicie nella quale sarebbero morte centinaia di operaie proprio l’8 marzo. Nonostante la tragicità che si trasforma in leggenda, la realtà è molto diversa: viene scelta la data dell’8 marzo durante la Seconda Conferenza delle donne comuniste a Mosca in ricordo della manifestazione contro lo zarismo delle donne di San Pietroburgo nel 1917.

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La storia di questa festa è variegata ed è profondamente legata alle trasformazioni sociali del Novecento, in particolare ai movimenti femministi, a partire dalle prime suffragette che combattevano per ottenere il diritto al voto per arrivare a quelli moderni.

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Ma ha ancora senso festeggiarla nel 2018?
Si, perché nonostante sia nata per festeggiare le conquiste sociali, politiche ed economiche raggiunte dalla popolazione femminile, rappresenta anche la lotta per le violenze e le discriminazioni di cui le donne sono ancora oggetto in tutto il mondo. Se le donne di oggi hanno fatto degli enormi passi in avanti nell’ultimo secolo, la loro posizione nella società si sta ancora evolvendo, sta ancora cambiando e sono ancora molti i temi su cui si deve discutere, che si devono affrontare, per raggiungere una vera parità di diritti.
La mimosa quindi continua a fiorire all’inizio di marzo e rimane simbolo di conquista raggiunta e allo stesso tempo di lotta che continua. La strada che porta alle pari opportunità, però, è ancora lunga.

Emma Visentin

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