Il risultato delle elezioni non ci deve sorprendere. I vincitori hanno saputo interpretare bene il malessere della maggior parte degli italiani, che vivono con la paura che tutto quello che hanno costruito con sudore e fatica, con lacrime e sangue, per citare la Fornero, sparisca. Viviamo da anni in costante incertezza: prima era solamente economica, ora si è estesa anche a livello sociale, generando la paura dell’altro, del diverso. Tale paura ha un nome: la xenofobia. Chi è uscito vincitore ha cavalcato durante la campagna elettorale questo sentimento, come se condividere il territorio con “gli altri”, con “i diversi” fosse diventato pericoloso tutto a un tratto. Non dimentichiamoci che fino a un secolo fa eravamo noi che dall’Italia sbarcavamo in America ed eravamo considerati come consideriamo adesso “lo straniero”. Se i giornali nazionali non si fossilizzassero sulla cronaca nera, sul problema dell’immigrazione e parlassero anche di altri tipi di questioni, come quelle economiche e politiche, forse il tema della sicurezza non sarebbe così acuto e non avrebbero vinto i partiti populisti. A pensar male, vien da dire che gli stessi quotidiani insabbino questi dilemmi sostituendoli con cronaca nera, perché attirano maggiormente l’attenzione. A tale tesi viene incontro un supporto: a differenza di tutta l’Europa, l’Italia non ha subìto, fino ad oggi, un attacco terroristico.

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Il problema della maggior parte degli italiani è che non conoscono le basi della politica stessa, come, per esempio, non sanno che è il presidente della Repubblica a scegliere a chi dare l’incarico per formare il governo e non sono i cittadini direttamente. Ecco perché tutta questa rabbia, tutta questa frustrazione. Non c’è chiarezza tra cittadino e istituzione. E il cittadino è abbandonato a sé stesso. Ecco un altro motivo per cui hanno vinto le forze anti-establishment, perché non erano mai state così popolari né la Lega, né il Movimento Cinque Stelle.  Chi dà la colpa al cittadino che ha scelto i partiti anti-sistema, come Renzi, è cieco. Non è la sola ignoranza ad essere pericolosa, ma anche il fatto che in questi anni non si è mai fatto niente per incentivare un senso civico, per poter creare una cultura politica. Ma le forze dell’establishment, che hanno avuto molte occasioni per poter invertire la rotta, prima con Berlusconi, poi con Renzi stesso, non lo hanno fatto, distanziandosi dalla popolazione. Ecco da dove nasce la disaffezione politica e l’antipolitica.

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In questo senso non li ha aiutati nemmeno l’Europa che, in una situazione così critica, continuava a chiedere all’Italia di pagare, continuando a fare pressione sulla popolazione, sulle imprese, mettendo in ginocchio la nostra economia, senza però farsi carico degli oneri della situazione italiana (ovvero quella del flusso migratorio). La vittoria di Salvini e Di Maio preoccupa i vertici di Bruxelles, perché, come dice lo storico olandese Arthur Weststeijn: “L’Italia è una sorta di laboratorio politico, anticipatore di tendenze”. Si rischia, dunque la diffusione di una certa tendenza populista in Europa.

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Tuttavia, sebbene i partiti abbiano il dovere di stare più vicini alla popolazione, educarla alla politica tramite l’informazione, e quindi responsabilizzare il cittadino, questi ultimi hanno allo stesso modo il dovere di informarsi e non votare per sentito dire o per protesta. È vero che i partiti per l’establishment non hanno fatto uso di un’informazione chiara ed efficace, ciononostante è compito dello stesso cittadino capire qual è il bene di tutto il Paese e non solo il proprio.
Per ciò che concerne il futuro governo, siamo nelle mani di Mattarella.

 

Maria Chiara Rocchetti

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