001_arcimboldo-e1508492482229Il quartiere Monti è uno dei luoghi più amati dai romani: per le stradine strette, per i palazzi antichi, per le insegne scolorite di osterie e taverne, per l’atmosfera che rimandano ad una Roma dimenticata e da un particolare fascino vintage che abbraccia tutto il rione. Quale migliore occasione per ammirare una tale chicca di Roma, se non la mostra che fino all’11 febbraio 2018 sarà possibile visitare a Palazzo Barberini, a ridosso fra questo rione e Trevi, con protagonista le principali opere dell’artista Giuseppe Arcimboldo. Il pittore nasce a Milano nel 1526, da una famiglia già avviata nel campo artistico; suo padre infatti era un importante pittore presso la Veneranda Fabbrica del Duomo. Negli anni, attraverso varie opere e collaborazioni, acquista una fama internazionale, tanto che nel 1562 viene invitato a Vienna a corte del principe Massimiliano II d’Asburgo.

Eppure il catalogo presentato nella mostra appare “scarno”: esso si incentra in larga misura sulle famose “Teste Composte”- solitamente esposte al museo Kunsthistorisches di Vienna- fisionomie grottesche ottenute attraverso bizzarre combinazioni di una straordinaria varietà di forme viventi o di cose. La tecnica usata dall’artista per la composizione di questi capolavori è chiamata, in gergo, trompe-l’œil, che inganna, appunto, lo spettatore facendogli vedere un volto umano dietro una combinazione, all’apparenza casuale, di oggetti d’uso quotidiano. La mostra allestita a Roma racchiude un centinaio di opere di Arcimboldo, provenienti da Basilea, Denver, Houston, Monaco di Baviera, Stoccolma, Vienna e molte altre città, ed è un’occasione unica ed eccezionale data la difficoltà di ottenere in prestito le sue opere.

L’audio-guida non è inclusa nel biglietto, ma sicuramente rende l’esperienza più completa. Il percorso si articola in 6 sezioni, che possono seguono le fasi artistiche della carriera dell’autore, fatta non solo di dipinti, ma anche di progetti per vetrate, caricature di personaggi famosi e illustrazioni di libri di botanica. Di grande interesse sono due sale in particolare: quella riguardante il periodo Viennese, in cui vengono realizzate le personificazioni delle stagioni (Primavera, Estate, Autunno e Inverno), e quella denominata “Teste Reversibili”, con immagini di nature morte che, ruotate di 180 gradi, assumono una conformazione del tutto diversa. Opere di riferimento possono essere “L’ortolano” e “Il Cuoco”.

Le teste composte e quelle “reversibili” suscitano inevitabilmente sorpresa e stupore, costringendo chi le osserva a studiarle con grande attenzione: guardando la testa da lontano l’osservatore ne coglie la forma complessiva, spesso mostruosa. Solo quando si avvicina inizia a notare la resa accurata dei singoli oggetti che la compongono.

Il quadro d’insieme, l’inatteso, la sorpresa: questo il motivo per cui affascina tanto il genio di Arcimboldo.

A cura di Livia Perronace

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *