Che il 2018 sarebbe stato un anno fondamentale per il contesto politico italiano lo si sapeva da tempo. Giorno dopo giorno, il dibattito diventa sempre più stringente, con i partiti impegnati nella ricerca di un nuovo equilibrio programmatico, che stando alle condizioni attuali da risulta essere difficoltoso, complice l’ormai consolidata crisi delle leadership tradizionali.

Il “Rosatellum Bis” divenuto ormai legge dello Stato con la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale l’11 Novembre scorso, per la sua natura mista porterà i partiti e/o le coalizioni ad impostare la propria campagna elettorale bipolarmente. Da una parte si assisterà al tentativo di rafforzare o accrescere il consenso territoriale mentre dell’altra si assisterà alla probabile formazione di “larghe intese” in chiave meramente governativa.

Scendiamo nei particolari dei recenti sviluppi della legge. Dalla sua pubblicazione, il Governo aveva al massimo trenta giorni per delineare la composizione dei collegi dove gli elettori saranno chiamati ad esprime il proprio voto. L’esecutivo nell’arco di quindici giorni, esercitando la propria delega che per tradizione è stata affidata all’attuale Ministro degli Interni Minniti, è stato in grado di produrre ciò che dalla legge veniva richiesto. Nonostante quasi nulla sia trapelato dall’ultimo CDM, non poche sono state le difficoltà riscontrate dal Governo nella delineazione dei collegi stessi complice uno scontro tra il Ministro Minniti e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi. Al centro della discussione sono finiti i collegi toscani dove il Partito Democratico ha terreno più fertile ed in particolar modo il collegio di Arezzo al Senato, dove si crede che Matteo Renzi voglia candidarsi. All’interno della relazione che accompagna il decreto legislativo, l’aspetto interessante risulta essere la modifica delle storiche circoscrizioni del Mattarellum sulla base dei cambiamenti demografici ed amministrativi degli ultimi anni, in particolare accorpamenti di comuni e migrazioni intra-regionali. L’esempio più concreto risulta essere l’aumento dei seggi in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna a discapito di Umbria, Basilicata e Sicilia. Queste modifiche avranno un ruolo fondamentale nella futura assegnazione degli scranni parlamentari.

Cerchiamo ora di analizzare quale sarebbe la composizione del Parlamento qualora si votasse in questo esatto momento. Partendo dall’attuale situazione politica, tenendo in considerazione i sondaggi aggiornati in tempo reale, l’ipotesi è che a fronteggiarsi saranno le seguenti coalizioni:

  • Centrodestra: Forza italia, Lega Nord e Fratelli d’italia (complessivamente 32,9%)
  • Centrosinistra: Partito Democratico ed Alternativa Popolare (complessivamente 29,5%)
  • Movimento Cinque Stelle (27,6%)
  • Sinistra: MDP e Sinistra Italiana (complessivamente stimati al 5,2%)

1 (1)Questa proiezione -esplicitata nel grafico- potrebbe fornire uno scenario possibile, dove con una simile composizione parlamentare nessuna coalizione sarebbe in grado di ottenere i 320 seggi necessari per la composizione di una maggioranza stabile ed unilaterale. Stando ai numeri sovrastanti, la coalizione più larga che si potrebbe formare -cioè PD, AP e FI- si fermerebbe a 242. All’interno di uno scenario simile, al fine di toccare quota 320, sarebbe necessario che negli 85 collegi uninominali i candidati di Forza Italia risultassero vincenti in almeno 75 degli stessi. Il seguente risulta essere uno scenario particolarmente improbabile considerando che in Lombardia, Veneto e Piemonte, cioè laddove il Cdx ha le maggiori probabilità di vittoria la presenza della Lega Nord è particolarmente radicata.

Differente potrebbe essere il caso in cui a vincere fosse una colazione. Al fine di evidenziare quali potrebbero essere i risultati di una competizione basata su simili equilibri è necessario rifarsi ai dati provenienti dalle Elezioni Europee del 2014. Al termine di quelle votazioni, quella che sarebbe la coalizione di centrosinistra ipotizzata (all’ora composta anche dai Verdi e Scelta Europea), quindi PD+Ap ottenne il 46%. Nemmeno una percentuale tanto alta sarebbe sufficiente per risultare vincenti nello scontro elettorale basato sui collegi uninominali. È necessario fare affidamento sullo scarso risultato degli ipotetici “Competitors”: nel 2014 il Centrodestra ottenne il 26,7% mentre il M5S ottenne il 21,6%. Indicativi risultano dunque essere i seguenti dati espressi in termini di seggi:

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Il contesto dei collegi risulta essere altrettanto indicativo: basandosi sui risultati del 2014 pochissimi sarebbero i seggi vinti dalle Coalizioni avversarie.

I due scenari che sono stati analizzati risultano essere una piccola parte di ciò che potrebbe verificarsi al netto delle votazioni. Ciò che appare chiaro è che una simile legge elettorale andrà a ridisegnare completamente gli equilibri politici e parlamentari producendo un risultato tutt’altro che pronosticabile.

A cura di William Signorelli

 

 

 

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