Senza titoloLa cestista azzurra, classe ’96, si è unita nella seconda parte di stagione alle Minnesota Lynx, vincendo insieme alla squadra il titolo di campionesse 2017 della WNBA. Un’esperienza pazzesca che l’ha portata sul tetto del basket mondiale e che la vedrà ancora protagonista con la nazionale italiana e con la Famila Schio, una delle più importanti società di basket femminile qui in Italia.

D: Allora Cecilia, come ci si sente a 21 anni ad essere uno dei personaggi di riferimento dello sport italiano e in particolare di quello femminile?

R: Come ci si sente? Ci si sente bene, senza dubbio. Penso che dopo i nostri ultimi campionati Europei tutta l’Italia, appassionata di basket e non, si sia accorta che nel nostro paese il basket non è giocato solo da uomini, ma ci siamo anche noi e questo è motivo di grande orgoglio, so che siamo sulla strada giusta per fare bene, con tanti nuovi appassionati al nostro seguito.

D: Da pochissimo hai realizzato il tuo sogno e sicuramente hai ricevuto tantissimi messaggi e complimenti. C’è stata una frase in particolare o un pensiero carino che ti ricordi e ti ha colpito particolarmente?

R: L’America è stata qualcosa di davvero speciale: mi sembrava incredibile che avessero chiamato me, che volessero me in quella squadra. Ho ricevuto tanti messaggi di congratulazioni, da amici, parenti, ma anche tramite i social da persone che non conosco: è bello, è bello sapere che la gente sa quello che fai, che ti segue, e segue i tuoi percorsi.

D: Da quando giochi a basket, c’è stato un momento in cui hai pensato di mollare tutto? Se si, cosa ti ha fatto cambiare idea?

R: Il basket per me è davvero tanto e mi ha dato davvero tanto: ciò che ho vissuto e vivo sul rettangolo di gioco mi aiuta ogni giorno ad essere una persona migliore anche fuori. Come tutti gli sport e tutti gli sportivi ci sono stati momenti difficili per me: ho avuto un momento dove mi sembrava che tutti i sacrifici e tutto il lavoro che facevo non venissero ripagati, arrivavo a casa la sera dopo allenamento che non ero appagata…mi chiedevo se ne valesse davvero la pena: stare lontana da casa, dalla mia famiglia, dai miei amici. tutto questo per?” C’è stato un momento in cui il basket non mi stava ripagando di tutto il lavoro che stavo facendo…cosa ho fatto? Non ho smesso un giorno e sono arrivata alla fine a capire che il lavoro in un modo o nell’altro paga, paga sempre, l’importante è avere pazienza, sapere aspettare il momento giusto. I sacrifici e il lavoro fatto si accumulano, il basket non si dimentica e un giorno ti trovi li davanti tutti i frutti del tuo lavoro e finalmente la sera, quando arrivavo a casa, ero fiera, e appagata.

D: Quali sensazioni hai provato durante la prima partita in WNBA e come è stato “vivere” il proprio sogno?

R: L’America, me l’hanno chiesta in tantissimi: “allora l’America?”, e io “l’America bene”, avevo quasi paura a raccontare tutto quello che mi era successo, non sapendo ancora se fosse stato tutto vero. L’America bene. La WNBA bene. L’anello bene, c’ero anche io. Ebbene sì, c’ero anche io e quando sono tornata ci ho messo non so quanti giorni a realizzare cosa fosse successo nel mese precedente. Non so spiegarlo, è stato qualcosa di speciale, qualcosa che rifarei milioni di volte, senza cambiare una virgola. Mi sento un grande privilegio nel dire “c’ero anche io”. Un sogno che si avvera non è più un sogno e capire che è tutto vero è la parte più difficile. Per me almeno è stato così.

Senza titolo2D: Ti è capitato di non essere all’altezza delle Minnesota Lynx? Come hai affrontato i pensieri negativi?

R: Assolutamente si, ho pensato di non essere all’altezza, ma ho vissuto questa esperienza col pensiero “comunque andrà sarà un successo per me”, mi sono data tempo, tempo che non sempre mi concedo, per entrare nei ritmi e nella logica della squadra. Le mie compagne sono state super, mi hanno aiutata davvero molto, mi hanno fatto sentire subito una di loro e per me è stato essenziale. Mi sono vissuta l’America al massimo, nel bene e nel male, senza dare troppo peso a quello che diceva la gente.

D: Voi sportivi siete così, realizzato un sogno vi mettete subito in cammino per raggiungere altri traguardi. Se ti va, ci piacerebbe conoscere i tuoi prossimi obiettivi e il tuo nuovo sogno nel cassetto.

R: Come altri obiettivi vorrei vincere una medaglia con la nazionale, un Eurolega un giorno e perché no, un altro anello con le Lynx.

D: Hai un messaggio che vorresti lasciare a noi studenti universitari?

R: Non so che consigli potrei dare io a voi universitari, alla fine siamo coetanei e non sempre ci sono grandi consigli da scambiarsi tra coetanei, solitamente si tende sempre a ascoltare le persone più grandi di noi. Mi viene solo da dire che si troveranno persone che proveranno a tirarci giù, spesso senza motivo apparente e non c’è sensazione più bella che poter dire “ce l’ho fatta, nonostante tutto”. Io ho ancora tanto da fare e la cosa importante è essere consapevoli che non si è mai arrivati: non c’è mai un arrivo, si può sempre migliorare, come giocatrice in campo e soprattutto come persona fuori.

Grazie per il vostro tempo se mi avete letto. In bocca al lupo a tutti.

Cecilia

 Non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo a Cecilia Zandalasini per le nuove sfide che la attendono!

A cura di Sara Illiano