“Uno sguardo alla crisi di un fenomeno”

IMG_4457Era il 2011 quando la “Twitter-mania” iniziava a divampare e i pronostici riguardanti il social lo proclamavano già acerrimo rivale del gigante Facebook. Nel 2012 Twitter toccava i 555 milioni di utenti iscritti, il verbo “twittare” faceva ormai ufficialmente parte del linguaggio comune e il fenomeno del microblogging spopolava ad una velocità impressionante: sembrava che tutti avessero qualcosa da dire. Nel 2013 Twitter entrava ufficialmente in borsa, con una valutazione della società pari a 14,4 miliardi di dollari e 70 milioni di azioni vendute: azioni che, fino al 2015, sembravano destinate a dover solo crescere. Poi, improvvisamente, l’arresto. La continua diminuzione del numero di utenti attivi e i sempre minori ricavi pubblicitari sono solo alcuni degli eventi che, fino ad oggi, hanno influenzato negativamente la storia del social network, apparentemente destinato a soccombere davanti all’affermarsi di nuovi “giganti” del settore, primo tra tutti Instagram. La differenza tra i due social sta nell’intenzione: uno punta alla condivisione di pensieri e opinioni, l’altro a quella di momenti ed esperienze. È proprio in questa caratteristica che risiede il successo di Instagram, il quale è riuscito in maniera efficace a rispondere all’esigenza delle nuove generazioni di rimanere aggiornate riguardo qualsiasi cosa nella maniera più veloce possibile: con immagini anziché testi. Pochi giorni fa è arrivata la notizia dell’ennesimo tentativo di ripresa del social di microblogging: i caratteri dei tweet verranno raddoppiati. Ma basterà a risollevarlo dalla crisi? Trovo difficile guardare con ottimismo alla questione: Twitter sta tentando di dare alle nuove domande ed esigenze del pubblico le solite, vecchie risposte, ovvero puntando sulla lunghezza dei contenuti anziché sulla velocità d’informazione. Il quesito, allora, è questo: il rimanere ancorato ai propri princìpi, senza alcuna vera istanza di rinnovamento, non rischierà di portare il social network a fondo?

A cura di Caterina Presta

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