Il Silenzio Non Fa Rumore

37a51152098b574054a89c33426970b4Foto Ansa

Giovedì 25 Novembre è stata celebrata la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne. 

Scrivere un articolo su questa giornata è una di quelle attività che genera in me emozioni contrastanti.

Il mio lato razionale continua a battere i tasti sul computer, perché fare informazione su un tema così delicato può, a dispetto dell’apparente banalità, a mio avviso, ancora aiutare qualcuno. Il lato emotivo invece mi impone di fermarmi ad ogni lettera, ad ogni parola perché il solo fatto che questa giornata esista dovrebbe essere per tutti noi, per gli uomini soprattutto, motivo di vergogna. Se abbiamo bisogno di una giornata che ci ricordi quanto sia importante rispettare le donne, allora vuol dire che la violenza non è un dato statistico ma che è intorno a noi, sempre.

image

Questa giornata ci ricorda che il rispetto non fa parte dei nostri valori fondanti come vogliamo far credere ma è un qualcosa che una persona su tre non conosce. Solo in Italia, in media, una donna viene uccisa /abusata ogni tre giorni. Che l’uomo in questione, se così vogliamo chiamarlo, sia il padre, il marito, un parente o un estraneo poco importa, anche se ciò in effetti attesta che la paura può nascere anche in quel luogo magico che dovrebbe chiamarsi famiglia.

Questa riflessione non contiene nulla di originale, nulla che non sia stato già detto o scritto. Mi sono comunque sentita in dovere di scriverla per me stessa, giovane donna che non vuole avere paura nel girare per la strada anche in un’ora in cui le principesse stanno già dormendo, e per una persona in particolare. Una persona la cui storia merita di essere raccontata e che chiameremo Anna per rispettare la sua volontà di non parlare.

Scrivo quindi per Anna, che oggi si trova nella condizione di sentirsi in colpa per essere stata forse poco furba nel seguire persone che nessuno le avrebbe raccomandato. Per Anna, che pensa sia giusto smettere di fare tutto quello che le piaceva e che la faceva sentire una donna adulta (anche solo esteriormente). Per Anna, quella ragazza, che oggi si odia per aver amato andare dal parrucchiere, dall’estetista o a comprare quei jeans un po’ strappati che indossava qualche giorno fa. Quei jeans che l’hanno resa una donna troppo sexy, troppo bella, troppo desiderabile. Ed oggi Anna vuole punirsi ed essere punita, come se non avesse già sopportato abbastanza. Oggi Anna vuole punirsi per essere stata in grado di trasmettere desiderio, facendo in modo di non provarlo mai più e che nessuno lo provi più per lei. E lo fa cercando di cambiare se stessa. Ad Anna questo non può bastare. Non le basta punirsi così come non le bastano le 5 docce al giorno che martoriano il suo corpo, violato troppo in fretta e senza una ragione, ma che non riescono comunque a toglierle di dosso quella sensazione di sporcizia che porta addosso da quel maledetto giorno in jeans. Vuole anche essere punita. Ogni giorno, dalla sua famiglia che si lamenta per un esame non superato perchè non può capire cosa Anna porta dentro.

Dalle chiacchiere degli amici intorno, che la guardano trascurarsi ogni giorno di più e la criticano per aver indossato la tuta. Dai mostri, i suoi mostri, che è  costretta a guardare in faccia ogni giorno, o meglio che sarebbe costretta se solo scegliesse di rimettere piede in quell’università, tempio dei suoi sogni ieri, porto dei suoi incubi oggi.

20131216_59355_pubblicita_progresso1

Ad Anna, io come la maggior parte di voi e si spera tutte, non posso dire molto. Darle un consiglio sarebbe impossibile, aiutarla figuriamoci. In nome di questa giornata che non dovrebbe esistere, nonostante tutto, io voglio chiederle un favore. Vorrei dirti, amica mia, di parlare con qualcuno, leggermente più autorevole di me, perchè ti dia una mano, perchè tu non debba più essere costretta a passare i tuoi giorni a rivedere i volti sghignazzanti (che nella tua testa non svaniranno mai) di coloro che ti hanno tolto il sorriso, perché ti aiuti a capire che persone da punire per questo ce ne sarebbero molte, ma che tra queste non puoi esserci tu. Vorrei dirti di farlo per te, per me che ho la tua età e non posso immaginare che orrore sia stato l’aver vissuto quel giorno e tutti quelli a seguire, per tutte quelle ragazze che questa forza non ce l’hanno, perché se anche solo una di esse la trovasse in te e nella tua storia, allora tutto questo male e questa giornata forse acquisterebbero un senso che oggi io, come te, non riesco a dare.

In foto: campagna promossa dal Governo Italiano nel 2014 per la lotta contro la violenza sulle donne.

Chiara Perinetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *