The Walking De(ad)stra
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Lo scorso 8 novembre, in una soleggiata ed insolitamente calda domenica autunnale, in quel di Bologna, in Piazza Maggiore, scelta decisamente non casuale, città storicamente “rossa”, ma con i sondaggi che danno il PD a rischio débâcle alle prossime comunali, è andata in scena la manifestazione del centrodestra finalmente riunito.
Due le certezze emerse al termine di questa manifestazione: Salvini è ormai il leader incontrastato della destra e Berlusconi è politicamente morto, il tutto contornato dalla quota rosa Meloni a completare la foto di famiglia.
Beh, nulla di nuovo direte voi giustamente, anche se un qualcosa di strano c’è: Silvio sembra aver mollato lo scettro a Salvini. Il dominatore assoluto della scena politica dal ’94 al 2011, sembra esser definitivamente bollito, considerando che né l’età, né l’assenza di un erede politicamente valido gli siano d’aiuto.
Non che si sia arreso, sia ben chiaro! Nonostante non calcasse il palco di un comizio dalla campagna per le politiche del 2013, l’ottuagenario di Arcore è comunque riuscito a sciorinare lo stesso discorso vecchio di dieci anni: mezz’ora ad esaltare la sua presunta rivoluzione liberale, a prendersela con le “toghe rosse” ree di avercela a morte col docile e povero Silvio, finendo con la solita difesa del garantismo (talmente arcigna che si fa prima a contare gli indagati che i puliti nel suo partito) e l’attacco ai comunisti, che a proposito, in Italia vede ancora soltanto lui.
Inevitabili i fischi dal giovane pubblico di fede leghista, il Berlusconi d’oggi rispetto a quello del ’94 fa la stessa figura del Milan di oggi confrontato a quello di Gullit, Rijkaard e Van Basten.

Ma se Silvio è il vecchio che tramonta, Matteo (l’altro) è il nuovo che avanza. Beh, nuovo è un po’ esagerato considerando che è in politica dal ’92, però si può dire che gli anni se li porta bene.
Dal palco anche lui non esce dagli schemi canonici e regala il solito discorso privo di senso compiuto condito da qualche “Ruspa!” qua e là.
Da segnalare il particolarmente (e tristemente) memorabile attacco di Salvini al Ministro dell’Interno Angelino Alfano, definito “inutile e cretino”; attacco prontamente replicato da Alfano che ha apostrofato a sua volta il leader del Carroccio come “quaquaraquà incolto e ignorante”. Insomma, non si può dare torto a nessuno dei due.

La manifestazione volge al termine ed i protagonisti di giornata ci regalano la sopracitata foto di famiglia, con Berlusconi che fa di tutto per mettersi in mezzo agli altri due a favore di fotocamera e discapito appunto della Meloni e di Salvini, con quest’ultimo che non appena se ne accorge, chiama tutti i presenti sul palco pur di non dar soddisfazione a Berlusconi.

Piazza Maggiore si svuota dei militanti accorsi da tutt’Italia, centomila a detta (esagerando e non poco) di Salvini, ed andando via ci si accorge che quella foto l’abbiamo tutti già vista, questa foto regala un dejà vu.
Nonostante il leader leghista sottolinei che questa nuova, probabile, futura alleanza non sia né un ritorno al ’94, né una marmellata, sembra a tutti di rivedere Bossi, Fini e Berlusconi insieme, ed anche se oggi sono cambiati nettamente sia i pesi specifici all’interno della coalizione dei singoli partiti, sia lo spessore ed il numero degli oppositori, passati da mezzo a due, Berlusconi si dice sicuro di vincere col 40%.

Silvio mi spiace per te, ma sbagli, anche stavolta.

Giuseppe Franzese

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