Degli eventi di Parigi di venerdì 13 novembre siamo tutti a conoscenza ma cosa viene dopo?

“Oggi siamo tutti parigini.”

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Nel venerdì sera del terrore l’abbiamo pensato tutti. La mamma che preparava la cena per la famiglia, il padre che stava uscendo dall ufficio, la studentessa che era in pausa dallo studio e così via. Per un attimo tutti gli italiani, rivali dei francesi e non, si sono stretti intorno all’Europa dipinta di rosso,bianco e blu. Blu come il cielo che (sarebbe bene ricordare) è sempre lo stesso per tutti noi, guerrafondai e pacifisti, open-minded e integralisti. Bianco come la purezza di quelle vite spezzate e non importa che fossero attentatori o vittime perché la morte non dovrebbe mai essere la soluzione del problema. E infine, rosso. Rosso come il sangue. Quel sangue che molti non si preoccupano a versare (vedi autori dell’ attentato) ma di cui troppi si ricordano solo dopo che è stato versato. Oggi abbiamo paura, siamo sbigottiti e dispiaciuti di fronte a troppe vite interrotte senza un motivo. Ma chi è il nostro nemico?L’isis, le istituzioni o noi stessi? E perché fanno così paura?
L’isis esegue delle stragi si,ma è solo la parte materiale del puzzle. E quando ce la prendiamo con loro facciamo il loro gioco. Perché finiamo col diventare per noi stessi dei nemici, col dirci che le nostre istituzioni non sanno difenderci. Beh le istituzioni sono fatte da uomini come noi. Hollande nella sera degli attentati si trovava allo stadio e sarebbe potuto morire come altre 130 persone hanno fatto. Nessuno insegna o può insegnare come reagire alla paura. Nessuno può dirci se sia più giusta una guerra o un ennesimo tentativo di mediazione, al momento. Quello di cui mi sento sicura però è che se loro,gli uomini, uccidono in nome di un Dio che sono certa non può essere lo stesso in cui credo io perché il mio Dio, il Dio delle persone oneste e gentili di cuore non uccide, non limita e non costringe allora io posso parlare in nome di una libertà e di una dignità che ancora mi appartiene e che mi rende uguale stasera a tutti i parigini e non, a tutti quelli inorriditi da questa giornata. Una libertà che vorrei ritrovare perché se la libertà di ognuno finisce dove inizia quella altrui allora vuol dire che la nostra libertà è stata già più volte invasa da coloro che credono di poterci togliere anche la dignità e di poter cambiare i valori che a fatica siamo riusciti a condividere. Non credo che Oriana Fallaci avesse ragione a dire che tutti i terroristi sono musulmani anche se ha giustamente ricordato che tutti i musulmani non sono terroristi. I terroristi, musulmani e non, sono solo delle persone cattive accecate da un idea che sta rovinando in primis loro stessi.  E il mondo dovrebbe distinguere tra persone buone e cattive sempre. Chiudere le frontiere? Non so se sia giusto. Dichiarare guerra?non so neanche questo e non sta a me deciderlo. Non vorrei cadere nell’errore di ottenere la “pace”(comunque essa si intenda) al prezzo troppo alto di ulteriori vite tolte col sangue. Però su una cosa mi sembra doveroso esprimermi. Se questi signori, o animali che dir si voglia, desiderano farsi saltare in aria che lo facciano. Spero anzi per loro che questo li aiuti più in fretta a raggiungere il loro Dio e vorrei quasi poter vedere le loro facce quando scopriranno che anche lui condanna le loro azioni. Ma che non si senta più che oggi un civile può morire per la religione perché li si che allora non dovremmo avere paura o remore a rispondere al fuoco con il fuoco. E non necessariamente in casa nostra. Anche in casa loro. Perché si oggi il cuore, le porte e le lacrime si dipingono di rosso bianco e blu.
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Strage in Kenya, Aprile 2015
Oggi siamo tutti parigini. Domani forse tutti romani, come minacciano.Ma in questo tempo ci saremmo dovuti sentire tutti anche un po’ siriani. Ci saremmo dovuti sentire tutti un po’ madri, sorelle e amici di quel bambino in spiaggia d cui già  oggi stentiamo a ricordare il nome. Anche solo per un attimo. E se quell attimo lo esprimiamo con uno stato di Facebook poco importa. Quello che può sembrare una blanda condivisione, una gesto di superficialità è in vero ciò che dimostra quanto in realtà, anche se in occasione di eventi tragici, sappiamo come si fa a sentirci europei prima e umani poi. Allora sventoliamo oggi le bandiere francesi dietro la nostra foto profilo, usiamo tutti gli hashtag del caso, apriamo le porte delle case e della mente e preghiamo si. Preghiamo per la Siria, preghiamo per Parigi, preghiamo affinché, con ogni mezzo possibile, al sangue e al terrore si sostituiscano la pace e la condivisione della diversità. Preghiamo affinché chi oggi parla di odio un giorno possa conoscere l’amore. E speriamo che questi nostri pensieri arrivino a chi oggi vive nella paura, perché solo il il coraggio di chi e’ stato colpito nel profondo (tutti noi) possa un domani fare la differenza.
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Bimbo siriano annegato sulle coste turche, Settembre 2015
Chiara Perinetti
#prayforparis #stopthewar #fuckterrorism

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