Dieselgate Volkswagen

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11 milioni di veicoli coinvolti, multe per un ammontare pari a 18 miliardi di dollari e crollo del titolo del 20% nel giro di appena due giorni. Solo un paio di cifre per connotare uno tra i più grandi scandali del terzo millennio: il caso Dieselgate. Che coinvolto la casa automobilistica tedesca Volkswagen e che ha accompagnato i febbrili mesi di settembre e ottobre.

La notizia è infatti stata divulgata dall’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA) il 18 settembre scorso con un comunicato da cui si evinceva come il colosso di Wolfsburg avesse ingannato i sistemi di certificazione delle emissioni e fatto omologare auto che in realtà inquinavano a livelli pre-euro, e quindi fuori legge in quasi tutti i paesi.2015-Volkswagen-Golf-Image

Ma come è possibile che gli ingegneri potessero ingannare i sistemi di certificazione? Secondo l’Epa, il gruppo avrebbe impiegato un particolare software che permetteva di ottenere dati in linea con i parametri richiesti per i veicoli a gasolio solo nel corso dei test, mentre nella guida reale le emissioni potevano superare fino a 40 volte quelli dichiarati. Il software avrebbe infatti permesso alla centralina, durante il processo, di modificare la configurazione della miscela “aria-carburante” in modo da diminuire la quantità di ossido di azoto nei gas di scarico.

Volkswagen non è, comunque, la prima azienda a truccare i dati delle emissioni: più di un anno fa era toccato a Hyundai e Kia essere multate per dati non veritieri; ma la multa, seppur considerata esorbitante, ammontava a “soli” 100 milioni di euro. 18 miliardi invece è una cifra record, pari indicativamente al risarcimento danni che ha pagato British Petroleum per il disastro della Deepwater Horizon.

Lo scandalo, neanche a dirlo, ha avuto ripercussioni gravissime sul marchio tedesco. Il risveglio del “day after” ha i contorni di un incubo: azioni in caduta libera oltre il -20% seguite alle scuse pubbliche, a titolo personale, dell’ormai ex CEO Martin Winterkorn; 15 miliardi di euro in fumo e flessione del titolo che da inizio anno raggiunge un valore vicino al -30%.

Le ripercussioni hanno colpito anche la stessa Germania: la fiducia di analisti e investitori tedeschi è crollata, penalizzata dallo scandalo e dalla debolezza dei mercati emergenti. L’indagine mensile Zew mostra un calo della fiducia economica di ottobre a 1,9 punti da 12,1 di settembre, ben sotto le attese che convergevano su una lettura di 6,0. Nel paese si aprono nuovi interrogativi: se, cioè, il software sia stato sistematicamente impiegato altrove e per altri modelli e se in altri paesi verranno svolte verifiche. Una situazione pesante per Volkswagen e i modelli alimentati a gasolio.

Un colpo durissimo all’immagine di efficienza e di credibilità della Germania dell’auto o, almeno, del suo marchio più venduto.

Alberto Martini

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