Quello che l’OMS ci ha detto e che abbiamo ignorato


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Ha fatto parlare nei giorni scorsi la notizia lanciata dall’Oms sulla cancerogenicità delle carni lavorate, degli insaccati e delle carni rosse. L’indagine parte dall’Oms(Organizzazione mondiale della Sanità) e l’allarme arriva dall’Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) la quale, dopo un’indagine su oltre 800 studi conferma le raccomandazioni a “limitare il consumo di carne” inserendo salumi, insaccati e ogni genere di carne lavorata nel gruppo 1 delle sostanze cancerogene. Nello stesso gruppo rientrano fumo, alcol, smog, arsenico e benzene, per un totale di 113 sostanze.

Quello che non ha fatto meno discutere invece  è stato l’allarmismo creato da questa notizia, che si è diffuso a macchia d’olio su ogni rivista e sui social. E’ invece proprio questo allarmismo, che porta a prendere una notizia e generalizzarla, che dovrebbe preoccupare di più. L’ingresso nella liste richiede profondi studi di laboratorio e se disponibili studi epidemiologici sull’uomo. Questi studi vengono eseguiti in condizioni alle quali l’uomo difficilmente si trova esposto: si parla infatti di altissimi dosaggi e durate d’esposizione molto lunghe. Tempi e dosaggi vengono inseriti anch’essi nella lista indicando la linea di demarcazione superata la quale il rischio di contrarre la malattia diventa reale e non solo teorico. In sintesi, la presenza delle carni lavorare in questo gruppo non significa che chi mangia un wurstel si ammali immediatamente di cancro. Come non succede a chi fuma una sigaretta,a chi nel cafè preferisce lo zucchero bianco, a chi mangia un trancio di pizza fatta con la farina bianca, o a chi in riva al mare si concede un po’ di tempo al sole, anche se tutte queste cose rientrano nelle liste dell’Iarc. La prima forma di prevenzione sta nell’informazione: quella originale, oggettiva e soprattutto completa.

Alessia Corigliano.

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