di Giuseppe Franzese

Il processo di evoluzione europea negli ultimi negli ultimi cinquant’anni è stato rapidissimo, passando da un mero accordo commerciale, come quello che istituì la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, al mercato unico ed alla moneta unica. Tant’è vero che per taluni quest’evoluzione è stata anche fin troppo rapida: cercare non solum un’unione economica, sed etiam un’unione politica nel Vecchio Continente, dove da sempre ogni nazione ha i suoi usi, i suoi ritmi di crescita e la una sua politica completamente diversa da quella del “vicino di casa” può sembrare problematico: dopotutto se c’è chi ancora rinnega l’Unità d’Italia come vogliamo sentirci noi Europei, oltre che Italiani?

Eppure furono proprio tre italiani (Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni) i primi a parlare nel Manifesto di Ventotene di “un’Europa libera ed unita” negli scellerati primi anni ’40, con il continente lacerato dalla guerra e dai totalitarismi che a quella guerra avevano portato. In questo  vi è già una teorizzazione di quelli che diventeranno poi i tre pilastri dell’Unione Europea: mercato unico, politica estera e di sicurezza comune, cooperazione di polizia e giudiziaria. Si legge nel capitolo secondo: «costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali […]abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l’autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli.»

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E da qui si torna al problema principale: l’Unione in alcune sue deliberazioni spesso inciampa trovandosi ad invadere le “peculiari caratteristiche dei vari popoli” ed imponendo norme e provvedimenti quantomeno invisi alle popolazioni locali. Numerosi sono gli esempi possibili a tal proposito: tralasciando le grosse questioni “di moda” in questo momento (immigrazione, crisi Greca, fino al rischiosissimo TTIP) ed i grandi classici come le quote sui raccolti che portano alla distruzione di tonnellate di raccolti e la questione sul “Germanocentrismo” della moneta unica. Alla gente a volte sembra che l’Europa sia più vicina a banche e multinazionali che non al cittadino comune, e questo ha fomentato, che faccia piacere o meno, l’euroscetticismo negli ultimi anni. È difficile predire quale sarà il futuro dell’Unione nei prossimi anni: si potrebbe sia finalmente raggiungere l’agognata unione politica sul modello degli Stati Uniti d’Europa, oppure lo scenario europeo potrebbe rimanere più o meno lo stesso di oggi. Una cosa è certa: l’UE nei prossimi anni dovrà cambiare rotta, iniziando un po’ più ad aiutare l’economia reale e non solo quella bancaria e finanziaria, riuscendo ad essere veramente solidale con chi è più in difficoltà. Solo così si realizzerà finalmente quel grande sogno che era ed è l’Europa dei popoli.